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Dl monitoraggio spesa; Pdl-Lega-Mpa, in 95 mandano sotto governo
Roma, 29 lug. (Apcom) - Ottantaquattro deputati di Pdl e Lega mancano all'appello (missione o assenti ingiustificati), altri otto votano con l'opposizione (cinque dell'Mpa, due della lega e uno di FI), tre si astengono. Totale, 95 parlamentari della maggioranza, un numero sufficiente per far passare un emendamento dell'opposizione sulle biomasse al dl sul monitoraggio della spesa e rendere più complicato l'iter del decreto milleproroghe, costringendo i senatori a restare inchiodati agli scranni di palazzo Madama per la terza lettura del provvedimento. E' quasi agosto, spiegano i deputati interpellati sull'incidente. Ma questa spiegazione non basta a dare conto dell'accaduto. I primi ad accorgersene sono i capigruppo del Popolo delle libertà e del Carroccio. Fabrizio Cicchitto e Roberto Cota assicurano che nessun "significato o segnale politico" si nasconde dietro al colpo assestato dal Pd. "E' solo un incidente d'Aula senza risvolti politici" e la Lega "non è responsabile", giura Cicchitto. "Non è successo nulla, si tratta di una correzione minimale", assicura Cota, per il quale "sono singoli errori" quelli dei deputati leghisti a favore dell'emendamento. Insomma, qualcuno ha sbagliato tasto al momento del voto. Chi fa 'outing' sul proprio errore è l'azzurro Paolo Russo: "Ero certo di aver votato secondo la mia convinzione e quindi contro l'emendamento del Pd. Evidentemente senza volerlo ho premuto il tasto sbagliato". Diverso l'atteggiamento del Movimento per le Autonomie, che 'rivendica' il proprio voto: "L'Mpa ha votato oggi a favore dell'emendamento del Pd sulle biomasse, il nostro è un voto a favore del mondo agricolo". Di certo, le assenze erano tante anche per un 29 luglio parlamentare. C'è chi scomoda l'azione di 'lobby' del mondo agricolo per spiegare l'incidente, ma organizzare l'azione di quasi cento deputati appartenenti a tre diversi partiti è arduo. Di certo l'incidente non ha giovato all'umore di Elio Vito e dei due capigruppo. Riuniti subito dopo l'ok dell'Aula all'emendamento insieme a Gianfranco Fini, Vito e i vertici di Pdl e Lega non hanno mancato di rimproverare il sottosegretario leghista Daniele Molgora per non essere intervenuto in tempo in modo da evitare il passo falso. A sera è lo stesso ministro per i Rapporti con il Parlamento che prova a chiudere la questione. "Quello che sarà licenziato dall'Aula - spiega - sarà il testo definitivo che poi passerà al Senato". L'emendamento "lo teniamo perché sono cinque parole che non alterano la sostanza del provvedimento", assicura il ministro. Dal Pd però in serata esultano: non si è trattato di un incidente e si tratta di un emendamento "importante".
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