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di Luca Zanderighi*
In gran parte dei paesi
europei ed extraeuropei il commercio del centro storico e/o di aree urbane rilevanti
ha risposto allo svantaggio competitivo con le grandi polarità commerciali
extraurbane (mall, centri commerciali, factory outlet centre) dovuto alla
mancanza di una “regia unitaria”. Che nei diversi paesi vengano definite Town Centre Management o Business
Improvement District Business Improvement Area oppure Cellule de gestion de centre-villes (nel 2002 il World Forum aveva
stimato la presenza di circa 60 mila situazioni nel mondo) il discorso non
cambia: ciò che accomuna tali iniziative è una premessa di fondo, vale a dire
il ruolo che assume il commercio come agente
di integrazione dello sviluppo locale.
di Enrico Colla*
In seguito alla vittoria elettorale di Nicolas Sarkozy, nuovo presidente della Repubblica francese, un vento di liberalizzazione sta soffiando sulla politica d'oltralpe. Dopo aver diminuito alcune tasse (sulle successioni, sugli interessi dei mutui immobiliari, sulle ore di lavoro straordinario), il governo punta sulla deregolamentazione del commercio per ottenere un miglioramento del potere d’acquisto.
di Pier Luigi Parcu - tratto dal sito www.lavoce.info
La Camera ha approvato un disegno di legge per introdurre anche in Italia una legge annuale per la concorrenza e la tutela dei consumatori. Ha la finalità di esaminare con cadenza annuale le segnalazioni di normative che ostacolano la concorrenza inviate al Parlamento dall'Antitrust e da altre autorità di regolazione. Nel passaggio al Senato si possono migliorare alcuni punti del testo. Come la diversità tra pareri dell'Antitrust, il coordinamento con gli ordinamenti locali e una migliore definizione di competenze e compiti in questa materia.
di Luca Zanderighi*
Come ha evidenziato l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Non Food di Indicod-Ecr curato da TradeLab, nel corso degli ultimi cinque anni la quota della distribuzione moderna è costantemente aumentata, sia per effetto dello sviluppo numerico della rete di vendita, sia per effetto di una progressiva erosione delle quote di mercato del commercio al dettaglio tradizionale grazie a politiche commerciali aggressive e alla capacità di intercettare meglio i nuovi bisogni del consumatore.
di Mariano Bella*
Il tema delle liberalizzazioni è giustamente centrale nel dibattito di politica economica. Perché mercati più concorrenziali o contendibili – nei quali ci si comporta cioè come se ci fosse concorrenza – assicurano in genere e nel medio termine: prezzi di equilibrio minimi o comunque ridotti rispetto ad altre forme di mercato; una maggiore quantità di output con relativo soddisfacimento massimo degli utenti-consumatori interessati a quel mercato; adeguati incentivi alle imprese a spingersi verso la frontiera efficiente della produzione, cioè quella organizzazione produttiva nella quale è migliore l’utilizzazione degli input intermedi e dei fattori di produzione.
di Luca Zanderighi*
Nei mesi scorsi la Regione Lombardia ha varato il nuovo Programma triennale del commercio 2006-2008, individuando le linee guida dello sviluppo del settore commerciale per i prossimi anni.
Il nuovo Programma ha, innanzitutto, evidenziato alcune priorità che finiranno per condizionare le modalità di crescita del settore e che possono essere così sinteticamente riassunte: riqualificazione dei centri commerciali naturali, riqualificazione della rete di vendita in aree che presentano criticità, ristrutturazione delle aree con una pluralità di insediamenti di media e grande distribuzione con addensamenti commerciali che non sono strutturati unitariamente e non integrati (parchi commerciali di fatto), localizzazione della media distribuzione nelle aree a più forte densità abitativa all’interno di progetti di riqualificazione integrata degli spazi urbani.
di Enrico Colla*
Un’impresa é oggi considerata “sociale” quando non solo rispetta i principi dell’etica economica e persegue una crescita di lungo periodo (o sostenibile), ma contribuisce anche alla sostenibilità dello sviluppo in senso macroeconomico, tale cioé da non compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le loro esigenze. Le aziende commerciali, come quelle industriali, devono rispondere a questa nuova sensibililità sociale e valutare gli effetti delle loro politiche sulla salute dei consumatori, sulle strutture economiche e sociali dei paesi dove le imprese acquistano i loro prodotti, e soprattutto sull’ambiente fisico e la sostenibilità ambientale dello sviluppo.
di Francesco Daveri - tratto dal sito www.lavoce.info
Nel primo trimestre 2007, il tasso di crescita del Pil dell’economia italiana (+0,2%) ha subito un rallentamento rispetto al boom registrato nel trimestre precedente (+1,1%) che aveva, invece, entusiasmato gli osservatori. L’Italia ha fatto peggio dell’area euro (+0,6 per cento) e di tutti gli altri grandi paesi europei. Ha fatto peggio anche della Germania, nella quale la domanda interna ha subito un temporaneo rallentamento a causa dell’aumento dell’Iva introdotto dalla signora Merkel per far quadrare il vincolo di bilancio pubblico. Ma in Germania l’export vola; non a caso, dall’anno scorso l’economia tedesca è diventata il primo paese esportatore al mondo. È l’Italia che continua a essere un po’ indietro rispetto agli altri, il che ha indotto il ministro Padoa-Schioppa a concludere prudentemente che c’è ancora molta strada da fare.
di Guido Barilla
Si parla tanto di innovazione perché i risultati vanno raggiunti in tempi sempre più brevi. Ma questo efficientismo genera una controproducente “ansia da prestazione” e lascia cadaveri sul terreno: il 90% dei consumer good, dopo pochi anni dal lancio, non è più sugli scaffali. Lo “shortism” pare più un innovation killer che una spinta allo sviluppo. Un colpo di genio, una scoperta casuale sono sempre possibili e auspicabili. Ma l’innovazione dovrebbe essere frutto di una strada da percorrere con metodo.
di Dario Rinero*
Pochi temi, come lo sviluppo dei consumi di un Paese, sono così penetranti la sua società da poter caratterizzare lo stadio di sviluppo e la prosperità della sua popolazione. Ecco perché quando parliamo dei consumi nel nostro Paese descriviamo in larga misura il nostro stato di salute e, soprattutto, le nostre possibilità si stare bene nel futuro.
Ma il tema è oggi ancora più di attualità in Italia. Lo è perché oggi più che mai la crescita dei consumi nel nostro Paese è strettamente legata alla sua capacità di rimettere ordine al proprio interno per tornare a crescere.
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