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Pagamenti di prossimità, dal contactless al cellulareComplesso, praticamente fermo, ma foriero di possibili grandi sviluppi in termine di innovazione e di pervasività è il Mobile Proximity Payment. Tuttavia, come ha osservato Pierfrancesco Gaggi, segretario generale del Consorzio Bancomat (30 milioni di carte in circolazione), «la tecnologia contactless applicata alle carte è il modo per diffondere questo mezzo di pagamento prima di arrivare all’impiego del cellulare». Dai risultati dell’Osservatorio infatti sembra proprio che, a differenza di altri Paesi come Francia e Spagna, le sperimentazioni di pagamento con carte contactless - a fine 2010 si conta un’emissione di oltre 350.000 carte e l’abilitazione di circa 2 mila POS contactless - promosse da banche e istituti finanziari costituiscano il percorso obbligato per creare la base infrastrutturale, ma anche comportamentale, per la diffusione del Mobile Proximity Payment. «Nonostante i numeri esteri raccontino di un enorme successo,» commenta Giovanni Miragliotta Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio NFC & Mobile Payment «le indicazioni provenienti dagli altri paesi sono poco significative per l’Italia, a causa della profonda differenza nell’attitudine verso i pagamenti e la tecnologia da parte dei consumatori. Più interessante, invece, il grande fermento registrato nel 2010 in vari paesi del mondo con il lancio di diversi nuovi progetti commerciali o pilota, come per esempio Payez Mobile a Nizza in Francia - progetto nato dalla collaborazione di più player finanziari e telefonici, con più di 2.500 telefoni distribuiti e 1.000 retailer coinvolti (tra cui operatori della rete di trasporto urbano, panettieri, bar, supermercati) - e Mobile Shopping a Sitges in Spagna con circa 1.500 utenti e 500 esercenti. Altri progetti interessanti sono Visa PayWave - il pilota recentemente promosso da Visa insieme a un operatore telefonico e una banca a New York che consente di pagare il biglietto di accesso alla rete metropolitana e le corse dei taxi con il telefonino abilitato da una SD card NFC - e PingPing in Belgio che ha attivato alcuni circuiti privativi in campus universitari e aziendali. Queste sperimentazioni potrebbero contribuire a creare ed alimentare nuove aspettative e dinamiche anche nel contesto italiano. Da questo punto di vista, il vero valore delle sperimentazioni estere è rappresentato dall’aver costituito una cordata reale di attori, così da poter studiare la complessità tecnologica ed organizzativa dei modelli di Proximity Payment». Da un paio di esperienze operative in Italia di utilizzo di carta contactless (Carta Ateneo della Banca Popolare di Sondrio e Paypass Milano di Banca Intesa San Paolo) Miragliotta evidenzia, nel primo caso, che solo il 40% degli esercenti ha utilizzato il Pos contactless, soprattutto dove il fatturato per Pos è inferiore a 1500 euro. Nel secondo caso, invece, si registra uno spending fino a 30 euro in occasioni sporadiche (ristoranti e pizzerie) e che una spesa di 25 euro senza autenticazione è il livello sotto il quale si possono segmentare i comportamenti degli utenti. In conclusione, affermano i ricercatori dell’Osservatorio, il Mobile Proximity Payment può aspirare alla stessa numerosità di occasioni d’uso offerte già oggi dalla rete di accettazione di carte di pagamento ed estenderle verso i micro-pagamenti, ma la diffusione del Mobile Proximity Payment è comunque condizionata all’individuazione di alcuni modelli di business dominanti, in termini di assetto competitivo e soluzione tecnologica. A cura di Fabrizio Gomarasca |
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