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L'evoluzione della Future Value ChainUna sala riunioni priva di finestre in un albergo nei pressi dell’aeroporto di Schipol, ad Amsterdam: qui, nel 2005, ha visto la luce l’iniziativa legata alla Future Value Chain. In quella stanza erano riuniti alcuni dirigenti delle maggiori aziende produttrici e retailer, per discutere di come le nostre associazioni industriali globali dovessero promuovere la collaborazione nel settore. Una collaborazione che avrebbe portato benefici a clienti e consumatori e avrebbe contribuito a eliminare le inefficienze dalle nostre attività commerciali condivise. Prendere in considerazione il passaggio a questo nuovo livello di collaborazione non significava certo che il settore non progredisse anche in quell’ambito. Nei primi anni di questo nuovo secolo, infatti, si sono registrati enormi progressi, tra cui la fusione di EAN e UCC in GS1, con l’istituzionalizzazione dei princìpi collaborativi di ECR all’interno delle nostre attività, e lo sviluppo di una serie di case report da parte di Global Commerce Initiative su programmi quali la Sincronizzazione dei dati (GDSN) e dell’Etichetta elettronica (Epc). A questo punto potreste chiedervi perché le persone riunite in quella saletta di Schipol pensarono che fosse necessario passare a un livello superiore. Lo straordinario sviluppo della tecnologia e delle comunicazioni consumer – dai social network all’Internet mobile – ne è forse l’aspetto più visibile. Ma se tornate indietro con la mente di una decina d’anni, ricordate come si preparava la vostra azienda nel 2000 ad affrontare le tematiche legate a sostenibilità ambientale, obesità o pressione normativa? Fu così che nacque l’iniziativa Future Value Chain. Gli obiettivi erano chiari. La Future Value Chain avrebbe:
Sin dall’inizio furono stabiliti princìpi altrettanto chiari:
2016: una visione della Future Value Chain Il report che ne scaturì, “2016: the Future Value Chain”, fu diffuso alla fine di quello stesso anno. In esso, si delineavano svariati scenari sul possibile comportamento dei consumatori e su come il nostro settore avrebbe operato nel 2016. Le tre conclusioni cui giungeva il report diedero vita ciascuna a un progetto globale. Tali conclusioni erano le seguenti:
Il report ricevette una calda accoglienza. Le associazioni nazionali e regionali (tra cui anche ECR e GS1) lo presero a cuore e iniziarono ad allineare i propri programmi ai risultati del report e ai tre nuovi progetti globali. Le aziende ne fecero proprie le conclusioni, mettendosi alla prova per verificare se erano davvero pronte per affrontare il 2016. Alcune presentazioni nei consigli di amministrazione di talune società, infine, ne confermarono l’importanza. 2Per maggiori informazioni, si consulti il sito www.futuresupplychain.com. 2018: come avere successo in un mercato instabile La scelta della regione da esaminare – l’Asia – non fu difficile. Oltre ad avere sperimentato una rapida crescita economica, infatti, l’Asia presenta sfaccettature estreme in quasi tutti gli aspetti della nostra industria. Una classe media emergente da un lato, e un cospicua parte di popolazione a basso reddito dall’altro. Una rapida migrazione verso i centri urbani associata all’esistenza di ampie aree rurali scarsamente popolate. Una leadership globale in ambito tecnologico in una regione dominata da una supply chain con un’infrastruttura vecchia di decenni se non, in alcuni casi, addirittura di secoli. Uno dei punti di partenza del report dedicato al 2018 era che, nonostante le evidenti differenze tra regioni e paesi, le priorità regionali e locali erano quasi del tutto allineate tra loro. Era infatti evidente a tutti i livelli la necessità di una maggiore collaborazione ed efficienza. I paesi potevano anche trovarsi in punti diversi dello spettro, ma si trattava pur sempre del medesimo spettro, applicabile a livello globale. Ciò significava che i programmi di collaborazione potevano essere realmente applicabili a livello regionale e nazionale, e che ciò che si apprendeva in un mercato poteva essere di beneficio ad altri mercati, per quanto apparentemente molto diversi. 2020: Strategie per il nuovo decennio La collaborazione e, naturalmente, i progetti industriali globali in corso nell’ambito del Consumer Goods Forum sono la piattaforma per le azioni che ne risultano. Il quadro di riferimento della Future Value Chain Queste tre fasi sono state tradotte in:
All’interno del workshop, i partecipanti al progetto mettono in atto le tre fasi ed elaborano una serie di tattiche, che consentiranno loro di raggiungere gli obiettivi preposti e di essere ben posizionati per affrontare i trend delineati. Il quadro di riferimento lascia spazio a due percorsi: uno di settore e uno aziendale. Il primo si rivolge alle associazioni globali, regionali e nazionali e servirà a formulare obiettivi industriali strategici non competitivi e a determinare un’agenda tattica basata sulla collaborazione. Il secondo è invece destinato alle aziende e serve a determinare obiettivi strategici specifici e a elaborare un’agenda competitiva. |
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Prefazione
Executive Summary
Tendenze: Che cosa guida i nostri obiettivi
Obiettivi: Che cosa vogliamo ottenere
Tattiche: Come raggiungeremo i nostri obiettivi
Come usare la Future Value Chain nella vostra azienda
Conclusioni
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Indicod-Ecr: C.F. 80140330152 |
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