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eCommerce B2C immune alla crisi» Segnali positivi, nonostante la crisi Segnali positivi, nonostante la crisiSi è svolto lo scorso 10 novembre, a Milano, il convegno “eCommerce 2009: segnali positivi, nonostante la crisi“ organizzato per presentare i risultati dell'Osservatorio eCommerce B2C di Netcomm - School of Management del Politecnico di Milano giunto ormai alla nona edizione. La ricerca, basata su oltre 200 casi di studio, fornisce la valutazione preconsuntiva del mercato italiano dell'eCommerceB2C nel 2009, oltre al consuntivo del 2008, e analizza puntualmente tutte le principali evoluzioni strategiche in atto. Nel 2009 l'eCommerce B2C in Italia, inteso come il totale delle vendite realizzate da siti italiani, è stimato poco sopra ai 5,8 miliardi di euro, dato stabile rispetto al 2008 (+1%). La recessione gioca a favore dell'e-commerce. Nel 2009 cresce il numero di ordini (+13%), il fatturato cresce di un solo punto percentuale, ma si riduce del 10% lo scontrino medio. Più allineata alla media europea la spesa annua per web shopper (800 €) , mentre è ancora basso il numero di consumatori online (circa 8 milioni) rispetto agli utenti Internet. In forte crescita la vendita online di abbigliamento (+42%), l'editoria, musica ed audiovisivi registra un +17%, mentre si riduce il turismo (-3%), che rappresenta il 51% del valore dell'eCommerce in Italia, confermandosi il primo settore in assoluto. Rimane comunque prevalente in Italia la vendita di servizi (66%) rispetto alla vendita di prodotti (34%), in contro-fase rispetto ai mercati esteri. «Nonostante la sostanziale stabilità del mercato eCommerce» ha dichiarato Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell'Osservatorio «nel 2009 verranno evasi oltre 21 milioni di ordini, il 13% in più rispetto al 2008. L'incremento è significativo in tutti i principali comparti, anche se vi sono sostanziali differenze - si va dal +50% fatto registrare dall'abbigliamento, al +17% dell'editoria, musica ed audiovisivi, al 10% del turismo e al 5% nell'informatica ed elettronica di consumo. Nel complesso questo dato dimostra comunque una crescente propensione e un’abitudine da parte del consumatore italiano all'utilizzo del canale online. Si riduce, però, lo scontrino medio, da circa 240 a 215 euro nel 2009, a dimostrazione di una maggiore attenzione ai prezzi da parte di venditori e acquirenti. La riduzione è assai limitata nei comparti di prodotto (-1%) e molto significativa nel turismo, da 300 a 250 euro circa. La spesa media annuale online di un web shopper italiano, non lontana dagli 800 euro, è inferiore del 15% circa alla media europea (940 euro), anche se molto al di sotto del valore registrato in UK (1350 euro). I web shopper in Italia, 8 milioni circa pari al 19% degli internet user, sono ancora in numero molto contenuto se paragonati a quelli di Francia (19 milioni pari al 54% degli internet user), UK (28 milioni pari a oltre il 70% di internet user) e Germania (33 milioni pari a poco più del 60% degli internet user). » «È sull'internazionalizzazione che si gioca la sfida del sistema industriale e produttivo del nostro Paese, nella capacità di fare della qualità che ci contraddistingue sui mercati esteri la leva verso il successo del nostro sistema imprenditoriale». Ha commentato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, Consorzio del Commercio Elettronico Italiano «La qualità nella commercializzazione dei beni e servizi e infine nella capacità di comunicare i valori del nostro Paese, si traduce in aumento delle esportazioni e in opportunità di crescita e occupazione nel sistema economico. Il dato registrato quest'anno dalla moda è segnale inequivocabile che va a confermare la strategicità dell'ecommerce per valorizzare la nostra produzione nel mondo. Questo vale nel turismo così come nella moda e in tutti gli altri campi più propri del made in Italy. Solo che il ritardo italiano contribuisce a far perdere di competitività alle nostre imprese e comporta che si importino via web più merci (1.700 miliardi di euro) di quelle che si esportano (1.000 miliardi di euro). Questo saldo negativo di 700 milioni di euro pesa sulla competitività, aggravando un ritardo che è sia infrastrutturale sia culturale. Le evidenze dimostrano una diretta correlazione tra diffusione della banda larga e sviluppo del commercio elettronico e tra questo e competitività del sistema paese. Ecco perché serve che in tema di banda larga venga accolto l'invito formulato dal ministro Claudio Scajola di sbloccare i fondi del CIPE previsti dal Governo. Solo sbloccando questi fondi si può facilitare un ulteriore sviluppo del commercio elettronico e sanare il disavanzo commerciale con l'estero, favorendo la competitività e conseguentemente l'occupazione. È una necessità per lo sviluppo da cui non si può davvero derogare». avanti »
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