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Addio a Haberman: rivoluzionò la spesaRaggiungiamo le casse, con il carrello traboccante di generi alimentari e altro; c’erano le offerte, e così abbiamo fatto la scorta per le prossime settimane... Bip! Sì sì, abbiamo preso anche le birre per poter reggere tutta la trilogia del Signore degli Anelli... Bip! Apriamo le borse e cominciamo ad infilare tutto quello che la commessa fa passare sullo scivolo. Bip! Beh, carina la commessa... Bip! “Sono 75 Euro”. Caspiterina! E dobbiamo ancora imbustare metà carrello! Scene consuete, che avvengono quotidianamente nei supermercati grandi e piccoli di ogni città. C’è un uomo dietro a tutto ciò, il dirigente di un supermercato dell’Ohio, il sig. Alan Haberman, che ebbe un giorno l’idea di usare l’invenzione di altri, il codice a barre, per velocizzare l’attività delle cassiere, per dare loro il tempo di sorridervi mentre passano in rassegna le vostre cose. Fu lui che portò avanti lo standard UPC (Universal Product Code), che permise di adottare un unico codice per tutti i prodotti, e poter riferire ad esso un prezzo, in ogni punto vendita. La prima lettura di un codice a barre in un suo supermercato risale al 26 giugno del 1974 (alle 8:01, siamo precisi): un pacchetto di chewing gum… Bip! “Sono 67 centesimi”. In questi decenni la tecnologia si è evoluta, gli scanner sono diventati sempre più veloci, economici e robusti, e gli stessi codici a barre sono diventati bidimensionali e oltre. Lui ha seguito tali sviluppi, ricoprendo vari incarichi nell’Uniform Code Council (ora noto come GS1) e lavorando su vari nuovi standard compresi quelli per gli RFID. A cura di M. Andreolli dal sito www.dday.it |
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