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di Francesco Daveri dal sito Lavoce.info
Il Pil italiano è calato nel terzo trimestre 2011 dello 0,2%. E le stime per il prossimo anno sono tutte negative. Ma è presto per fasciarsi la testa. Con l'euro che si deprezza, il quadro sarà grigio per il mercato interno e più roseo per l'estero, come già nel 2010 e 2011. E se l'aggiustamento fiscale sarà efficace e accompagnato da una svalutazione fiscale, già nel secondo semestre 2012 potrebbero arrivare sorprese positive da consumi e investimenti.
di Guido Romano e Fabiano Schivardi dal sito Lavoce.info
La crisi ha colpito duramente le Pmi italiane. Ma l'evidenza dei dati di bilancio indica che il processo di ristrutturazione è andato avanti comunque. Il risultato è una marcata polarizzazione dei risultati. Le imprese espulse dal mercato erano già fragili prima e il credito bancario è stato allocato in modo selettivo. Quelle che sono cresciute sono caratterizzate da una maggior quota di capitale immateriale rispetto al totale dell'attivo. Anche durante la crisi, il successo è passato attraverso la "terziarizzazione" della strategia d'impresa.
di Valerio Di Natale
Non può che essere fortemente critico e preoccupato il giudizio che
le imprese del largo consumo riunite in Indicod-Ecr esprimono sulla
manovra varata dal Governo e sui riflessi su consumi già fortemente
contratti per una crisi che non accenna ad allentare i suoi morsi, sui
prezzi, costantemente spinti in su da benzina e beni energetici e sulla
fiducia delle famiglie, soprattutto di quelle appartenenti alle classi
più deboli la cui capacità di spesa è fortemente minata.
di Enrico Colla
I fattori di trasformazione economici e sociali hanno un forte impatto sui canali, costringendo la distribuzione d'Oltralpe a ricercare modelli alternativi sotto il segno della frammentazione e differenziazione dei formati. E intanto sperimentano la clusterizzazione dell'offerta, utilizzando i dati dei programmi fedeltà e del geomarketing
di la Redazione di Lavoce.info
La crisi del debito pubblico continua a creare forti tensioni sui mercati finanziari internazionali. Si rivedono al ribasso le stime di crescita e il timore di una nuova recessione diventa concreto. Tutti vorremmo sapere come andrà a finire la crisi del debito pubblico. Vorremmo essere rassicurati sul fatto che non ci sarà una nuova recessione. Ma non abbiamo la sfera di cristallo per indovinare quali decisioni prenderanno le organizzazioni sovranazionali e i governanti dei diversi paesi, cosa faranno le banche centrali, come reagiranno le borse e le opinioni pubbliche. Possiamo, invece, abbozzare scenari e rispondere su aspetti specifici.
Così lavoce.info ha deciso di rispondere alle domande più significative e interessanti dando vita a un interessante dossier. Noi di Tendenze online ne abbiamo selezionate alcune e ve le proponiamo come risultato di una discussione collettiva su temi che giorno dopo giorno salgono nella lista delle preoccupazioni e delle priorità nell'attività delle imprese e nella vita dei cittadini.
di Matteo Bugamelli, Luigi Cannari, Francesca Lotti e Silvia Magri dal sito Lavoce.info
Il ritardo di crescita e di competitività dell'economia italiana riflette anche un significativo deficit di innovazione. L'Unione Europea fissa al 3% del Pil l'obiettivo al 2020 per la spesa in ricerca e sviluppo, ma nel nostro paese qualsiasi innalzamento di spesa in questo campo, per essere sostenibile e duraturo, dovrà essere graduale e tenere conto delle caratteristiche strutturali del sistema produttivo.
di Redazione del sito Lavoce.info
La malattia del nostro paese è la bassa crescita. È questo ciò che rende l'Italia vulnerabile alla crisi del debito pubblico. Il governo dovrebbe perciò agire in contemporanea su due piani: precisare quali misure di aggiustamento intende adottare da qui alla fine della legislatura per rispettare gli impegni presi senza rimandarle ai posteri; e indicare un'agenda di riforme strutturali a costo zero per le casse dello Stato che ci mettano nelle condizioni di tornare a crescere nei prossimi dieci anni.
Il nostro Paese è affetto dalla malattia della bassa crescita. È l’unico paese dell’area Ocse a non avere conosciuto un incremento del reddito pro-capite negli ultimi dodici anni e rischia di tornare ai livelli di reddito precedenti la Grande Recessione solo nel 2020 (l’orizzonte programmatico dei Piani nazionali di riforma).
di Daniela Del Boca e Letizia Mencarini dal sito Lavoce.info
Dal Rapporto annuale Istat per il 2010 emerge come la condizione delle donne italiane nel mercato del lavoro sia ulteriormente peggiorata nell'ultimo triennio. Scende il tasso di attività femminile, già prima bassissimo. Lo svantaggio aumenta ancora per le madri, che spesso lasciano il lavoro alla nascita del primo figlio e non sempre per libera scelta. L'altra faccia della scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro è il sovraccarico di lavoro familiare. Pochi i servizi offerti dalle strutture pubbliche, la famiglia è tutt'oggi una irrinunciabile fonte di aiuto.
di OCSE
In Italia c’è bisogno di piú politiche per conciliare lavoro e famiglia. Lo sostiene l’Ocse in un documento che evidenzia come l’Italia sia ben sotto la media Ocse in tre indicatori fondamentali come l’occupazione femminile, il tasso di fertilità e il taso di povertà infantile. Tre condizioni che incidono pesantemente non solo sul benessere degli individui, ma anche sulla stabilità economica delle famiglie, principale volano per sostenere i consumi
di Joanne Denney Finch*
Chi è stato tanto fortunato da nascere nei paesi occidentali negli ultimi 60 anni ha vissuto in un’epoca di pace, prosperità e crescita. E lo stesso può dirsi per le nostre aziende.
Per circa 12 anni, a partire dalla metà degli anni Novanta, i consumi europei sono cresciuti al ritmo del 4% l’anno. Ma i venti del cambiamento soffiano implacabili e la nostra epoca di prosperità vive oggi sotto minaccia. Quali sono questi venti di cambiamento? E quali sfide propongono all’industria dei beni di consumo europea? Per affrontarle, ecco le proposte per un piano d’azione comune.
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