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Agli italiani costa anche la disinflazione

di Enrico D'Elia - tratto dal sito www.lavoce.info

L'attuale fase di rallentamento dei prezzi potrebbe portare paradossalmente alcune conseguenze negative per le imprese italiane, aggravando gli effetti di una delle peggiori crisi del dopoguerra. I prezzi italiani, infatti, tendono a crescere meno di quelli europei solo quando l'inflazione accelera. Appena le tensioni rientrano, i nostri prezzi scendono meno della media, compromettendo la competitività del paese. Il settore più critico è quello dei servizi, dove ormai è indispensabile smantellare posizioni di rendita ed inefficienze. 

 

 

Il coraggio di guardare oltre la crisi

di Giuseppe Brambilla di Civesio*

La congiuntura mondiale manifesta forti tensioni e incertezze, in queste condizioni è vitale per un Paese moderno trovare nuove vie per innovare e recuperare competitività, a beneficio di imprese e cittadini.
L’intera economia mondiale è in allarme: il clima di fiducia continua a scendere, gli imprenditori, nell’ultimo anno, hanno rivisto al ribasso le proprie attese di crescita e in questo momento si aspettano al massimo un consolidamento del proprio business. 

 

 

Modernizzazione e competitività

di Bruno Aceto*

Dopo un 2008 ancora interlocutorio, nel 2009 gli effetti della crisi finanziaria internazionale hanno preso a emergere, con un forte impatto sull’attività economica. Le imprese aderenti a Indicod-Ecr denunciano, nel survey realizzato nei giorni scorsi, un netto calo delle attività, e questo riguarda sia le aziende industriali che quelle commerciali; il rallentamento continuerà anche nei prossimi mesi e toccherà tutti i comparti, con un particolare riguardo per il largo consumo e la grande distribuzione organizzata. 

 

 

Indicod-Ecr: un libro prezioso

di Luigi Rubinelli*

Nell'epoca del web 2.0, del podcasting e dell'Mp3, di Youtube e Facebook, c'è ancora bisogno di un libro fisico, addirittura in gran parte fotografico? Nell'epoca dell'iper e della metacomunicazione c'è ancora bisogno d’informazione? Ad entrambi i quesiti rispondiamo che questo libro, imperniato sulle attività delle aziende del largo consumo edito da Indicod-Ecr per celebrare i 30 anni di attività, è un bel regalo alla business community.

 

 

Torniamo a dare i numeri

di Francesco Daveri - tratto dal sito www.lavoce.info*

I dati confermano che l'attuale rallentamento, o recessione, non è solo un episodio congiunturale ma, almeno per l'Italia, è la continuazione di un trend negativo di crescita che ha cominciato a manifestarsi dalla metà degli anni Novanta. E nel tempo è cambiata la natura del processo di crescita dell'economia italiana. Dopo il 2000, l'incremento del Pil è trainato solo dall'aumento delle ore lavorate totali. La produttività mostra un andamento declinante nel biennio 2006-2007. In contrasto con le molte illusioni sulla rinnovata capacità di innovare delle imprese italiane.

 

 

Inizia a manifestarsi in Francia una concorrenza più accesa sui prezzi nei mercati del largo consumo

di Enrico Colla*

Già dall’inizio dell’anno i distributori francesi potevano dedurre dai prezzi in fattura tutti i contributi finanziari concessi dai produttori, abbassando così i prezzi al consumo. Con l'approvazione della legge LME (Loi de modernisation économique) dello scorso agosto, è stata introdotta anche una maggiore libertà nella negoziazione. Gli effetti cominciano a manifestarsi sul mercato. 

 

 

Ridurre le rotture di stock a scaffale per recuperare vendite e migliorare il servizio al consumatore

di Bruno Aceto*

La difficoltà in cui versa il contesto economico italiano rende sempre più critica e centrale la necessità di essere efficienti e preservare quanto più possibile i livelli delle vendite. Le imprese del largo consumo hanno iniziato a misurare il livello di servizio al consumatore, all’atto d’acquisto, cioè nel primo momento della verità. Le prime misurazioni erano preoccupanti: il tasso di rottura medio europeo oscillava tra il 7 e il 10% con punte anche oltre il 25-30%. Tra voi, quale azienda come cliente accetterebbe passivamente un simile disservizio? 

 

 

Distributori di concorrenza

di Carlo Scarpa - tratto dal sito www.lavoce.info*

La benzina è cara perché costa molto il petrolio. E chi vende il carburante al consumatore è strettamente controllato dalle compagnie petrolifere. Anche l'apertura alla grande distribuzione non ha dato grandi risultati. Si potrebbero però spingere le società petrolifere a cedere le loro reti di distribuzione, magari attraverso incentivi fiscali. Un gestore finalmente libero dagli attuali vincoli potrebbe cercare benzina a prezzi inferiori, mettendo in concorrenza diretta i produttori. A dare il buon esempio potrebbe essere l'Eni.
 

 

 

Il problema italiano è la (mancata) crescita

di Mariano Bella*

Prima di arrivare ad affermare che la crisi dei consumi è una possibilità concreta per il futuro molto prossimo del Paese, valga qualche considerazione generale, a mo’ di premessa sul ruolo dell’incremento dei prezzi che stiamo subendo. Un anno fa si cominciava a sentire la pressione del ritorno dell’inflazione. Per diversi motivi, tra i quali, bisogna ammetterlo, anche la disattenzione degli economisti, i contorni e le dimensioni drammatiche del fenomeno non apparvero subito chiari. 

 

 

La Competition Commission assolve la grande distribuzione in Gran Bretagna, ma propone nuovi controlli

di Enrico Colla*

La Competition Commission ha concluso la sua indagine durata due anni con un rapporto positivo per la grande distribuzione: la concorrenza nel settore grocery assicura nel complesso buoni risultati ai consumatori. Ma alcune catene hanno posizioni forti su numerosi mercati locali e trasferiscono ai fornitori rischi eccessivi e costi imprevisti; la Commissione propone allora una serie di rimedi.

 

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