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La produzione industriale ai massimi. Anzi, nodi Francesco Daveri - tratto dal sito Lavoce.info Lo spazio, come il tempo, è tiranno e quindi capita che i titoli dei giornali e dei tg offrano drastiche semplificazioni della realtà. Sarebbe meglio che la semplificazione aiutasse i lettori a capire che la crescita è ricominciata ma che la fine del tunnel è ancora lontana, anziché alternare titoli catastrofici e messaggi rassicuranti a seconda dei giorni. Ecco un esempio sui dati di produzione industriale. Dei problemi dell'informazione si discuterà al prossimo Festival dell'Economia di Trento. Chi ci capisce è bravo. Dagli industriali avevamo inteso che l’industria italiana era in difficoltà, tanto in difficoltà che, alle cosiddette assise della Confindustria svoltesi a Parma in aprile la sua presidente, Emma Marcegaglia, si era rivolta in modo reiterato e quasi accorato al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, perché la politica facesse le riforme per ritornare alla crescita (o per uscire dal declino, a seconda dei punti di vista). “Produzione industriale: +6% a marzo; ai massimi dal 2006” Indice della produzione industriale Provo a spiegare che cosa si capisce (che cosa capisco) dai dati disponibili, a partire dal grafico sulla produzione industriale mensile. I dati sono destagionalizzati. Vuol dire che i dati grezzi - quelli misurati dalle aziende tutti i mesi e che oscillano tremendamente di mese in mese perché una volta c’è Natale, un’altra volta c’è Pasqua e un’altra volta ancora ci sono le ferie estive - sono corretti con metodi statistici che depurano da vacanze e simili. La serie nel grafico è dunque quella depurata. I dati sono quindi in linea di principio confrontabili mese per mese, a patto che i metodi statistici di destagionalizzazione non ci inducano in errore ¹. Poi da capire c’è l’altro pezzo del titolo: “… ai massimi dal 2006”. Da quello che si vede dal grafico, la produzione industriale è ben al di sotto non solo dei valori 2008, ma anche del valore medio del 2005 (pari a 100), a sua volta inferiore a quello medio del 2006 (non riportato nel grafico). Che cosa vuole dire dunque quel titolo? Vuol dire che l’aumento registrato nel marzo 2010 è il più grande dal 2006 “in termini tendenziali”, cioè rispetto ai dodici mesi precedenti (ovvero rispetto al marzo 2009). Ma se pensiamo che dall’aprile 2008 al marzo 2009 abbiamo avuto la crisi peggiore degli ultimi ottanta anni si capisce che migliorare rispetto al punto più basso della crisi è stata la parte facile. La parte difficile verrà nei prossimi mesi quando pian piano l’industria italiana dovrà migliorare i suoi dati rispetto ad un livello iniziale meno basso. Un riassunto incompleto In secondo luogo, come si può vedere dal grafico, la produzione industriale è in crescita più o meno lineare dal marzo 2009, ma dal gennaio 2010 a oggi è rimasta più o meno lì a oscillare tra 85,5 e 86 (per la precisione: 85,8 in gennaio e febbraio e 85,7 in marzo), dopo che nel gennaio 2010 aveva mostrato un bel +1,9 per cento (passando da un valore di 84,2 appunto a uno di 85,8). Nonostante la relativa stagnazione di febbraio e marzo e proprio grazie al balzo di gennaio, la crescita destagionalizzata della produzione industriale del primo trimestre 2010 mostra un +1,4 per cento rispetto al quarto trimestre 2009. Tra pochi giorni l’Istat dirà se il dato del Pil trimestrale del primo trimestre 2010 riflette quello buono della produzione industriale (mostrando un dato come +0,3 o +0,4 per cento) o se invece il cattivo andamento del mercato del lavoro avrà pesato negativamente sui consumi più di quanto abbia fatto in positivo il buon andamento delle esportazioni, soprattutto di quelle extra-europee. Se di crescita si parla, è comunque una crescita lenta o molto lenta. Da cui il grido di allarme di Emma Marcegaglia a Parma. ¹ Destagionalizzare soprattutto nei periodi di crisi economica non è un’operazione di routine. Nel mese di agosto 2009, l’Istat annunciava un +7% nel livello destagionalizzato della produzione industriale, con il resto dell’Europa a +0.9%. Squilli di trombe, ministri che dichiarano sollevati: stiamo uscendo per primi dalla crisi. Ora l’Istat ha rivisto le sue serie e il dato di agosto della produzione industriale mostra un -2.3% che è difficile da riconciliare con i dati pubblicati in precedenza e con l’immagine di allora di un’Italia che guida la ripresa in Europa. (Tratto dal sito www.lavoce.info) |
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