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Perchè è così lenta la ripresa italianadi Francesco Daveri dal sito Lavoce.info La ripresa dell’economia italiana nel 2010 è stata lenta. Per due ragioni. Alcune aziende guadagnano quote di mercato, ma ce ne sono molte altre che stanno perdendo competitività, il che fa salire le importazioni. E i consumi privati e pubblici sono frenati dal cattivo andamento del mercato del lavoro e dalle politiche di bilancio restrittive. Per un migliore 2011, è cruciale che la crescita diventi un fenomeno più diffuso. Con piccole imprese che crescono e giovani lavoratori che non vengono tenuti ai margini per troppi anni. Un tipico esercizio di inizio anno è quello di tirare le somme di che cosa è andato e cosa non è andato nell’anno precedente. Nel caso dei dati macroeconomici, per tirare le somme in modo ufficiale sul 2010 bisogna però aspettare addirittura più o meno la metà di marzo 2011. Solo allora infatti l’Istat fornirà i risultati relativi al Pil del quarto trimestre e alle sue varie componenti. Per il momento l’Istat ha pubblicato – a metà dicembre - i dati relativi all’andamento dell’economia italiana nei primi tre trimestri del 2010. Con questi bisogna lavorare, se si vuole fare un pre-consuntivo di fine anno. È comunque del tutto improbabile che i dati del quarto trimestre cambino in modo sostanziale il quadro che emerge fino a questo momento. 2010, una ripresa lenta Export e Import Le esportazioni vanno bene perché il Pil del mondo è già ritornato a crescere del 4,6 % nel 2010, cioè solo di qualche decimo di punto percentuale inferiore alla crescita 2006 (che fu del 5%). La crescita mondiale è tornata quasi a livelli pre-crisi e così anche le importazioni mondiali, dalla qual cosa tutti gli esportatori traggono vantaggio. Siccome però la composizione del Pil del mondo sta cambiando molto rapidamente e l’asse economico si sta spostando da Occidente a Oriente, non era scontato che le aziende italiane potessero beneficiare della ripresa di oggi nello stesso modo in cui ne avevano beneficiato quattro anni fa. E invece l’export di oggi cresce quasi del 7% contro il +6,2 del 2006. Vuol dire che almeno alcune delle aziende italiane sanno farsi valere in giro per il mondo, non semplicemente beneficiando della ripresa mondiale, ma guadagnando competitività e quote di mercato. Tutto ciò induce a ben sperare per il futuro. Si può tuttavia presumere che i leoni dell’export siano solo una minoranza delle imprese italiane: la crescita 2010, anche se più modesta di quella 2006, porta infatti con sé un vero e proprio boom delle importazioni che crescono oggi dell’8%, mentre crescevano solo del 6% nel 2006. Per crescere esportando bisogna anche importare di più: nel 2010 ciò avviene molto di più che nel 2006. Forse è un segno del rapido processo di modernizzazione dell’economia italiana che sta diventando sempre più globale e sempre più coinvolta in processi di delocalizzazione. Ma è anche un segno della perdita di competitività dei fornitori di servizi locali e dei terzisti manifatturieri che hanno sempre sostenuto le grandi imprese che competevano sui mercati internazionali. I dati sembrano indicare che oggi le grandi imprese, per riuscire a essere vincenti, si rivolgono più spesso a fornitori esteri. Il freno dei consumi sulla crescita Si può fare di più? (Tratto dal sito www.lavoce.info) |
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