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Non basta la fiscalità di vantaggio per il suddi Francesco Daveri dal sito Lavoce.info Liberalizzazioni, libertà di impresa, fiscalità di vantaggio per investire al Sud: sono le misure individuate dal governo per far ripartire la crescita. Sono le idee giuste? Il Pil italiano è oggi frenato da consumi stagnanti. Perché sono fermi i salari reali e perché disoccupazione e cassa integrazione non scendono. Le ricette proposte non servono a risolvere i problemi del mercato del lavoro. Meglio sarebbe destinare la fiscalità di vantaggio alle piccole imprese che creano posti di lavoro a tempo indeterminato. Bene, si ricomincia a parlare di come incoraggiare la crescita in pratica. Lo ha fatto Silvio Berlusconi con l’annuncio di un ritorno alle liberalizzazioni a partire dalla riforma dell’articolo 41 della Costituzione. La crescita è anche tornata al centro dell’attenzione del ministro dell’Economia Giulio Tremonti che ha parlato di “fiscalità di vantaggio” (il termine burocratico per “tagliare le tasse”) per chi fa investimenti nel Sud. In ogni caso, riaffermando il principio dell’equilibrio di bilancio che rimane e - speriamo - rimarrà la cornice della politica economica italiana nei prossimi anni. I problemi da risolvere E la fiacca dinamica dei consumi dipende dal fatto che, finita la recessione economica, cioè dal terzo trimestre 2009 in poi, è cominciata la recessione sociale. I consumi stagnano perché stagnano i salari reali e perché non scende la disoccupazione né la Cig complessiva. I salari reali stagnano perché la dinamica dei salari nominali si è appiattita negli ultimi mesi e perché l’inflazione è ripartita. A sua volta, l’andamento dei salari nominali risente negativamente dell’aumento della disoccupazione (salita dal 6% di metà 2007 al 8,6% di dicembre 2010) che certamente indebolisce il potere contrattuale dei lavoratori in azienda. Il potere d’acquisto degli stipendi è poi ulteriormente indebolito dal ritorno dell’inflazione che è gradualmente cresciuta fino a sfiorare, nel dicembre 2010, il 2% su base annua per i prezzi al consumo – dato che riflette solo in parte il +4,5% dei prezzi alla produzione e gli aumenti a due e tre cifre dei prezzi delle materie prime. Infine, i consumi soffrono dell’andamento del mercato del lavoro. La fine della recessione economica ha portato con sé un debole incremento dell’occupazione perché le aziende che possono permetterselo stanno prima riassorbendo gli occupati in cassa integrazione, dunque senza creare nuovi posti di lavoro. E la Cig complessiva rimane alta perché alimentata dalla Cig straordinaria e da quella in deroga. In più, guardando dentro alla tipologia di posti di lavoro creati dalle aziende, si vede che continua la tendenza degli anni pre-crisi: i lavori a tempo determinato crescono del 2,9% (terzo trimestre 2010 sullo stesso trimestre 2009), mentre quelli a tempo indeterminato diminuiscono dell’1,6%. Sempre nel terzo trimestre 2010, ha cominciato a diminuire il numero dei disoccupati, al Nord più che al Sud e nel Centro, ma il tasso di inattività - la percentuale di persone in età lavorativa che non è né occupata né attivamente alla ricerca di un posto di lavoro – è invece cresciuto. E l’inattività aumenta egualmente sia al Nord che al Sud, dove si registra un +2% rispetto al terzo trimestre 2009, mentre nel Centro Italia l’aumento è più contenuto (“solo” +1,3%). Le ricette proposte dal governo La fiscalità di vantaggio per il Sud indurrà le aziende del Nord Italia e magari le aziende straniere a investire di più nel Sud? A imprenditori come Sergio Marchionne importa poco degli incentivi fiscali, soprattutto se sono associati a vincoli nella conduzione dell’attività d’impresa. Già, perché a loro interessano più che altro le regole in fabbrica, quelle stabilite da accordi come quello di Pomigliano. Quindi la fiscalità di vantaggio finisce per essere una misura rivolta solo alle piccole imprese che, attirate dai benefici fiscali, potrebbero investire e creare posti di lavoro. Detassare gli utili a chi crea lavoro a tempo indeterminato
Inoltre è uno schema per tutte le piccole, non solo per quelle che investono nel Sud: del resto i dati dicono che l’inattività è cresciuta ovunque, non solo nel Sud. E poi rispetto alla detassazione dei premi di produttività introdotti dal governo nella Finanziaria 2011, questo schema di fiscalità di vantaggio non fa piovere sul bagnato: crea nuovi posti di lavoro, anziché generare più alti salari per quelli che un lavoro ce l’hanno già. (Tratto dal sito www.lavoce.info) |
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