di Enrico Colla*
La Competition Commission (CC) ha concluso la sua indagine durata due anni con un rapporto positivo per la grande distribuzione: la concorrenza nel settore grocery assicura nel complesso buoni risultati ai consumatori. Ma alcune catene hanno posizioni forti su numerosi mercati locali e trasferiscono ai fornitori rischi eccessivi e costi imprevisti; la CC propone allora una serie di rimedi.
Le evidenze emerse nell’indagine
La Competion Commission considera che l’elevato livello di concentrazione su alcuni mercati locali abbia conseguenze negative sull’offerta ai consumatori in termini di prezzo, qualità o servizi. Inoltre, i distributori che hanno forti posizioni locali realizzano profitti addizionali dovuti al basso livello di concorrenza esistente in queste zone. Per i quattro maggiori retailer (Tesco, Asda, Sainsbury e Morrison) il vantaggio sarebbe pari a circa il 3% dei profitti annui.
Secondo la Commissione, questi alti livelli di concentrazione, che favoriscono i maggiori distributori e tendono a mantenersi nel tempo, rivelano l’esistenza di barriere all’ingresso, che non sono attribuibili a differenze nei costi di acquisto, ma piuttosto al sistema di pianificazione vigente, che impone costi e rischi superiori ai potenziali nuovi entranti, in particolare alle imprese di media dimensione o non ancora presenti in Gran Bretagna, rispetto ai leader già presenti. Per ottenere l’autorizzazione all’apertura di nuovi punti vendita, è necessario, infatti, investire una considerevole quantità di tempo per seguire le fasi del processo amministrativo.
La scarsità di terreni disponibili per nuovi negozi di grande dimensione implica, inoltre, che il controllo di tali terreni da parte di una catena, in alcuni mercati ad elevata concentrazione, dissuada l’ingresso di potenziali concorrenti. La CC ha scoperto 90 siti “controllati” in questo senso, cioè terreni di cui i proprietari hanno di fatto impedito l’utilizzo ai concorrenti.
Per quanto riguarda la concorrenza verticale, la Commissione ha ritenuto che l’elevato potere d’acquisto dei distributori può essere più che compensato dal potere di mercato dei fornitori delle più importanti marche nazionali. L’equilibrio finanziario di questi ultimi non sembra quindi minacciato dal potere di acquisto dei grandi distributori.
Tuttavia, secondo la CC, si verificherebbe con frequenza il trasferimento di rischi eccessivi o di costi imprevisti dai distributori ai loro fornitori, essenzialmente tramite modifiche retroattive delle condizioni di vendita. Per la CC, l’eccessivo trasferimento dei rischi è preoccupante anche quando è stato concordato dalle parti e , se non viene contrastato, può indebolire gli incentivi dei fornitori a investire in nuove capacità, nuovi prodotti e nuovi processi produttivi.
Concorrenza orizzontale: proposte di miglioramento
Per limitare i pregiudizi alla concorrenza orizzontale evidenziati nel rapporto, la CC ha proposto tre tipi di misure.
Concorrenza verticale: proposte di miglioramento
Per quanto riguarda la concorrenza verticale, i rimedi delineati sono due:
Le reazioni
I distributori leader, compreso Tesco, hanno espresso qualche critica ma in realtà hanno accolto con sollievo le conclusioni della Commissione. Sainsbury e Morrison, e ancor più Asda, hanno reagito positivamente al test di concorrenza, che li favorisce rispetto a Tesco. I limiti posti ai contratti di restrizione dell’uso e a quelli di esclusività danneggeranno i quattro leader, mentre favoriranno tutti gli altri distributori “minori”, che non utilizzano abitualmente tali pratiche.
I produttori hanno accolto favorevolmente la costituzione del GSCOP e il rafforzamento delle sue funzioni, così come la creazione del “grocery ombdudsman”.
Meno soddisfatti di questa misura sono i distributori, che saranno più limitati nelle loro pratiche e che dovranno, inoltre, finanziare la nuova struttura, per un ammontare di circa 1,2 milioni di sterline.
Ma poteva andare peggio: si temevano interventi più pesanti e più costrittivi in tema di aperture dei negozi. In realtà le critiche relative all’impatto negativo dei superstore sui piccoli negozi indipendenti - che erano in parte all’origine dell’indagine - sono state respinte sulla base del fatto che non è stato rilevato nessun pregiudizio per i consumatori.
Questi ultimi dovrebbero piuttosto trarre dei vantaggi dall’insieme delle misure proposte: ci sarà più concorrenza, non solo fra i quattro grandi, ma anche con gli hard discount, il che dovrebbe avere un effetto positivo sui prezzi e sulla qualità dell’offerta.
*Professore a Advancia-Negocia, Direttore del "Centre de recherche sur le commerce" (CRC)